IL PENSIERO INCORAGGIANTE - DI RICK DU FER

06.05.2026

Ho appena terminato la lettura de Il pensiero incoraggiante di Rick DuFer, e posso dire senza esitazioni che è un libro che lascia il segno.

Il mio rapporto con questo "filosofo" — come ama definirsi — non è stato immediato. All'inizio c'era una certa diffidenza, un misto di attrazione e rifiuto. Alcuni suoi modi di porsi non mi convincevano, e le differenze di vedute, soprattutto sul piano politico, mi avevano portato ad allontanarmi. Poi, complice mio fratello, è tornata la curiosità: ho ripreso a seguirlo, e negli ultimi tempi ho iniziato a trovare i suoi contenuti sempre più stimolanti. Oggi mi accorgo di condividere molte delle sue riflessioni, e questo mi ha permesso di approfondire e ampliare il mio sguardo sulla realtà.

Ma veniamo al libro.

Qual è il messaggio de Il pensiero incoraggiante? Al centro c'è un tema che attraversa gran parte del suo pensiero più recente: l'invito ad abbracciare la vita come un'avventura. Significa sviluppare una disposizione d'animo aperta e coraggiosa verso tutto ciò che incontriamo lungo il cammino. Se seguiamo davvero il nostro percorso — quello che potremmo chiamare, con cautela, "destino" — allora ciò che ci accade non è mai del tutto casuale, ma si inserisce in un disegno che contribuisce a definirci.

Attenzione però: questo non vuol dire giustificare ogni evento, soprattutto quelli dolorosi. Non si tratta di dire che una tragedia "debba" accadere o che sia giusta in sé. Al contrario, il punto è un altro: quando la vita ci mette di fronte a qualcosa di difficile, per quanto ingiusto e devastante, siamo chiamati ad affrontarlo nel modo più autentico possibile. Se la vita è un viaggio, allora ogni ostacolo, ogni ferita, ogni smarrimento contribuisce a dare profondità al nostro percorso.

Le difficoltà, in questa prospettiva, non sono semplici incidenti di percorso: diventano momenti che illuminano ciò che viene dopo. E alla fine del viaggio, ciò che portiamo con noi è un bagaglio fatto di esperienza, consapevolezza e trasformazione.

Un aspetto particolarmente interessante del libro è il continuo richiamo a Il Signore degli Anelli, un'opera che ho già citato più volte su questo blog per la sua straordinaria ricchezza simbolica. Attraverso questo immaginario, emerge un'altra idea potente: è proprio la nostra mortalità a dare senso a ciò che viviamo. Senza un limite, senza una fine, tutto perderebbe peso e valore. In questo senso, la condizione degli elfi raccontata da J. R. R. Tolkien diventa quasi una metafora: un'esistenza infinita può trasformarsi in una condanna, in una ripetizione sterile che svuota il significato delle cose.

Ed è qui che il messaggio si fa ancora più attuale. In un'epoca come la nostra, segnata da una costante tensione verso il digitale, l'illimitato e l'istantaneo, il rischio di perdere il senso del limite — e quindi del significato — è sempre più concreto.

Questa riflessione si sposa molto bene con il cammino che stiamo portando avanti sull'importanza della natura e di capire i ritmi naturali. Ogni cosa in natura avviene semplicemente ed è importante fare nostra e ripristinare quest'innata semplicità.


In questo contesto, Il Signore degli Anelli diventa quasi una guida simbolica: una luce nelle tenebre del nostro tempo. Ci ricorda che vale la pena portare con sé qualcosa di bello, qualcosa per cui lottare, qualcosa per cui, se necessario, essere disposti anche a perdere tutto.

Perché, in fondo, vivere — e morire — in modo autentico, nella ricerca della verità, è forse il più incoraggiante dei pensieri.


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